Bambini e cani: cosa sapere

Non è istinto

È educazione,
da entrambe le parti.

Spesso si pensa che i bambini abbiano un rapporto naturale con i cani.

E, allo stesso modo,
che anche i cani sappiano riconoscere sempre i bambini
e comportarsi di conseguenza.

Ma non è proprio così.

Così come i cani hanno bisogno di essere educati
ed abituati a situazioni diverse —
un lavoro che inizia dall’allevatore e continua poi in famiglia,
spesso con il supporto di un educatore —

anche i bambini hanno bisogno di imparare
a relazionarsi nel modo corretto.

Non è qualcosa che avviene automaticamente.

I bambini non leggono il cane come pensiamo

I bambini, soprattutto i più piccoli,
non hanno ancora la capacità di interpretare correttamente i segnali del cane.

E più sono piccoli, più questa difficoltà è evidente.

Il punto non è che “non sono bravi”.

È che non hanno ancora gli strumenti.

Il segnale più frainteso: quando il cane chiede spazio

Uno degli aspetti più difficili da riconoscere
è quando il cane sta chiedendo spazio.

E succede una cosa importante.

Questo tipo di segnali
viene spesso interpretato come disponibilità o tranquillità.

Magari perché il cane non ringhia.
Magari perché non si allontana.

Ma in realtà sta comunicando altro.

Può essere disagio,
può essere fastidio,
può essere semplicemente il bisogno di mantenere una certa distanza.

E quando questo non viene rispettato,
può arrivare una reazione.

E gli Staffordshire Bull Terrier?

Gli Staffordshire Bull Terrier sono cani molto socievoli con le persone e spesso molto affettuosi, anche con i bambini.

Vengono spesso associati, soprattutto nel Regno Unito, all’idea di ‘nanny dog proprio per questa loro predisposizione al contatto umano.

Ma è importante capire bene cosa significa davvero.

Sono cani che cercano molto la relazione con le persone,
mentre possono essere meno socievoli con altri cani, anche per la selezione che hanno avuto nel tempo.

Questo però non cambia un punto fondamentale.

Anche con i soggetti più equilibrati e disponibili,
la relazione tra cane e bambino non deve mai essere lasciata al caso.

Non è una questione di razza o di “cane buono”.
È una questione di rispetto, gestione e presenza dell’adulto.

Attenzione a quello che vediamo ogni giorno

Mi capita spesso, anche troppo spesso, di vedere video o situazioni in cui:

– bambini molto piccoli abbracciano il cane
– si appoggiano sopra
– lo toccano in modo invadente

E gli adulti sorridono.

Ma il cane, nello stesso momento,
sta dando segnali molto chiari:

– si irrigidisce
– gira la testa
– si lecca il naso
– evita il contatto

Segnali che indicano disagio.

Non è un cane “bravo perché sopporta”.

È un cane che sta cercando di gestire una situazione difficile.

Il ruolo dei genitori cambia con l’età

Qui sta il punto più importante.

Nei bambini molto piccoli (1–3 anni)

Non si può parlare di educazione vera e propria.

Serve gestione.

Il bambino non deve essere lasciato libero di interagire con il cane.

L’adulto deve essere sempre presente,
sempre attento,
sempre pronto a intervenire.

IIn questa fase, l’interazione deve essere sempre guidata dall’adulto

Dai 4–6 anni

Si può iniziare a spiegare.

In modo semplice:

– il cane non si abbraccia
– il cane non si disturba quando riposa
– il cane non è un gioco

Ma la supervisione resta fondamentale.

Dai 7–10 anni

Il bambino inizia a comprendere di più.

Si può lavorare sull’osservazione:

guarda come si muove
guarda la postura
prova a capire quando vuole stare tranquillo

Ma anche qui:
la presenza dell’adulto è sempre necessaria.

Anche dopo aver insegnato… non basta

Questo è un punto che spesso viene sottovalutato.

Anche un bambino educato,
anche un cane equilibrato,
non sono mai una garanzia.

Le situazioni cambiano.
Le reazioni anche.

Per questo la supervisione di un adulto
è sempre necessaria.

Sempre.

E forse dovremmo iniziare anche prima

Questo è un tema che meriterebbe più spazio.

Già nelle scuole, fin da piccoli,
si potrebbe iniziare a insegnare ai bambini
come relazionarsi correttamente con un cane.

Imparare a osservare,
a riconoscere i segnali,
a rispettare gli spazi.

Perché non è solo una questione di sicurezza.

È una questione di rispetto
e di relazione.

Non è una questione di fiducia

Non è che “mi fido del cane”
o “mio figlio è bravo”.

È una questione di responsabilità.

E forse è proprio da qui che dovremmo partire.

Non dal cane.

Non dal bambino.

Ma dall’adulto.

Cristina – Allevamento Telchines

Non allevo. Creo legami che durano una vita.